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Una scommessa vinta. Intervista a Silvia Barbagallo

27 ottobre 2016

Nel nostro viaggio tra le professionalità che formano le fondamenta di Più libri più liberi– Carmen Novella di Ex Libris e Francesco Ceccarelli di Bunker, nelle newsletter precedenti – arriviamo oggi a una tappa che, più di altre, si potrebbe rappresentare come un punto di raccordo. In una realtà complessa come quella fieristica, dove diversi comparti devono cooperare insieme senza frizioni per fornire la migliore esperienza possibile tanto a chi espone quanto a chi viene in visita, il ruolo di coordinamento di tutte queste parti svolge un ruolo di grande importanza: il fronte economico degli stand deve incontrare quello contenutistico del programma di incontri, la comunicazione deve essere il tramite degli eventi, e tanto altro ancora. Silvia Barbagallo, a capo del coordinamento esecutivo e del programma eventi, ci spiega quali sono le sfide e le necessità di questo ruolo.

Quando è cominciata la sua collaborazione con Più Libri?

Questo è il quarto anno: prima collaboravo, ma da esterna, solo al programma ragazzi. Attualmente coordino tutti i comparti della fiera occupandomi del programma generale e sempre di quello rivolto ai ragazzi. È un’attività molto “varia”. Si passa dagli aspetti più pratici e spiccioli a quelli di contenuto. Ovviamente per formazione personale propendo più ai secondi che ai primi, ma fare una fiera è un’attività molto articolata e di cui spesso neppure i professionali si rendono conto. Molto più dei festival, che è il mondo da cui provengo. Le fiere hanno una piattaforma molto solida rappresentata dagli spazi espositivi, dagli stand degli editori, dai libri che espongono e su cui costruire gli incontri con gli autori. I festival si muovono con dinamiche molto diverse. Quello che mi piace del “fare fiera” è la sua dimensione complessa, che ha una base forte: lo stand. Lo stand non è solo la dimensione commerciale della fiera come spesso in questi mesi si è voluto enfatizzare: è la possibilità per la persona che ha partecipato all’evento culturale con l’autore di trovare il suo libro e poi altri che trattano dello stesso tema nello stesso posto. A Più libri ci sono circa 300 eventi, e altrettanti editori. È una piattaforma, uno zoccolo duro su cui poi si appoggiano il programma e i suoi contenuti. E il tutto alla fine deve incastrarsi come in un puzzle. Devo coordinare e mettermi in relazione con l’ufficio stampa (Ex Libris) con la parte commerciale della fiera, gestita operativamente da FASI ma coordinata, appunto, da noi. È uno snodo delicato e importante, perché spesso attraverso il commerciale passano suggerimenti e problematiche che possono aver a che fare con altri aspetti della fiera.

Cosa ha visto cambiare in questi anni di fiera?

Sono subentrata quando la fiera era già nota, conosciuta e apprezzata, per cui il mio lavoro è stato relativamente semplice. Mi sono innestata su un corso che era già positivo. Sicuramente una cosa che posso aver portato in più può essere un’attenzione particolare ai contenuti editoriali dei singoli editori, i loro autori, i loro libri. Perché li conosco meglio, da sempre, essendo stata una libraia per molti anni in librerie indipendenti: inevitabilmente mi ha portata ad avere un bagaglio di competenze molto forte rispetto ai progetti editoriali delle singole case editrici e anche – da tipica libraia indipendente – degli editori più piccoli. Questo credo mi abbia facilitato il lavoro di tirare fuori quello che pensavo fosse il meglio della loro produzione, a volte non concentrandomi per forza sulle loro novità. Ho cercato di invitare dei nomi d’eccellenza che erano in catalogo, ma che alla fiera non erano mai venuti, e che invece potevano dare valore alla produzione dell’editore e alla fiera stessa. Poi sicuramente ho introdotto una maggior quota di “attualità” che prima era meno centrale. Ed è stato un esperimento vincente perché alla fine ha reso la fiera più vivace.

In questi anni sono cambiati i modi in cui gli editori si sono posti rispetto a questa sua attività?

Certamente! Ci hanno seguiti molto e con grande entusiasmo. Il primo anno ho dovuto faticare molto di più per far comprendere un diverso modo di intendere e progettare un programma. A volte l’editore, preso dalle molte cose di cui si deve occupare, tende a proporre o la novità o il libro che ritiene più “facile” da comunicare e presentare; così avevo proposte per incontri con autori e titoli che non necessariamente rappresentavano l’anima di quell’editore. Il mio compito è mediare tra le proposte che arrivano dall’editore, e che rispondono a logiche comprensibilissime, e una riflessione profonda sulla singola anima dell’editore. La mia – mettiamola così – è una sorta di “consulenza” su come ottimizzare la loro presenza agli eventi in fiera.

È cambiato dunque il modo in cui gli editori si propongono…

Sì, si fidano e osano di più. Hanno scoperto le loro potenzialità. In questi anni io stessa ho avuto delle bellissime sorprese: autori sulla carta poco conosciuti che hanno riempito le sale. Questo ha creato un rapporto di fiducia. Direi di più: è come fare una scommessa insieme, editori e fiera. Naturalmente non tutte le scommesse riescono. Però è importante allora mettere a punto il tiro, riflettere sull’incontro e ripensalo per le occasioni future. In ogni caso la mia impressione è che il contenitore Più Libri venga percepito come quello giusto in cui presentare i propri libri e i propri autori.

Quali sono gli errori che gli editori non dovrebbero commettere nel momento in cui si relazionano con la sua funzione in fiera?

Tre. Evitare di proporre incontri e autori uguali un anno con l’altro solo perché hanno funzionato il primo anno. Abbassare il loro livello di narcisismo editoriale: avere un titolo o un autore fortunato non deve far perdere la consapevolezza che questo è una cosa diversa da aver costruito negli anni un catalogo, perché è su di esso che alla fine si viene valutati. Poi l’errore opposto: essere troppo “timidi” e cauti. Non si deve aver paura di puntare su un titolo, un autore, una collana per il timore – spesso infondato – di non essere all’altezza per “reggere” l’incontro. Dopo tutto, io cosa ci sto a fare?


Questo è un articolo della newsletter di Più libri più liberi a cura del Giornale della Libreria, per consultarla clicca qui.

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