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Lena Andersson a #plpl16, fenomenologia di un rapporto pseudo-amoroso

14 novembre 2016

Una storia di speranze infrante e dolorose illusioni, generate dall’insopprimibile desiderio di essere amata. In Sottomissione volontaria, edito da edizioni e/o, queste esperienze interiori vengono declinate nella figura di Ester Nilsson, poetessa e saggista svedese, e nella fenomenologia del suo rapporto pseudo-amoroso con Hugo Rask, artista connazionale. In questo romanzo, l’autrice Lena Andersson racconta come una donna possa arrivare fino all’umiliazione di sé e, appunto, alla sottomissione nel tentativo di dare corpo a una relazione amorosa perfetta, ideale e, pertanto, irrealizzabile.

La vita di Ester si divide tra filosofia e arte, in una routine completata dal monotono rapporto con il compagno, Per, e dalla sfrenata ammirazione per l’affermato artista sperimentale Hugo Rask. Tutto muta quando, in occasione di una conferenza, Ester lo incontra e si convince di aver trovato il compagno ideale, la persona che cercava da sempre. Lasciato il compagno, la protagonista intraprende una relazione intricata e complessa con Hugo, per il quale è disposta a rinunciare a se stessa, pur di realizzare l’ideale amoroso ormai padrone della sua mente. Nonostante Hugo sia incapace di accettare una relazione così impegnativa e vincolante e la allontani continuamente, Ester non rinuncia al suo progetto di – fittizia – felicità e arriva fino a trasformarsi in una schiava del partner, totalmente dipendente da quest’ultimo, finendo così per risultare anche lei distante al lettore. Dopo un anno di sofferenze e torture psicologiche, la folle speranza di Ester finisce e, con essa, la relazione con Hugo.

Nel narrare questa drammatica vicenda, Lena Andersson riesce a trasmettere al lettore un ritratto duro e pragmatico di come l’ossessione generata da un fittizio ideale amoroso possa condurre una donna alla disperazione e all’autoannientamento. Tra conversazioni profonde su temi universali, la trama si perde, riducendosi a un’attesa e un’illusione costanti da parte della protagonista. Il lettore prova così il dolore di Ester, sperimentando fino a che punto si spingono la sua perdita di dignità, la sua costruzione di una realtà fasulla frutto delle sue aspettative, fino alla cruda perdita di speranza che caratterizza il finale.

Il romanzo è stato definito «Una bomba, pura e semplice» da Alice Sebold, scrittrice statunitense e autrice di Amabili resti, un’altra narrazione dolorosa e drammatica, portata anche sul grande schermo da Peter Jackson nel 2009. Questa recensione entusiastica della Sebold ha trovato riscontro anche nella giuria dell’August Prize, il più prestigioso premio letterario svedese, vinto da Lena Andersson nel 2013 proprio per Sottomissione volontaria. Questo romanzo, nello stesso anno, è valso all’autrice anche il Literature Prize, che il quotidiano svedese “Svenska Dagbladet” assegna dal 1944 alla miglior opera letteraria del Paese.

Lena Andersson, nata a Stoccolma nel 1970, ha cominciato a scrivere come giornalista per poi avvicinarsi al mondo della narrazione a cavallo tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del terzo Millennio. Sottomissione volontaria, oltre ad averle fatto vincere due prestigiosi premi letterari in Svezia, è anche la prima opera dell’autrice tradotta in italiano.

Libro e autrice saranno a Più Libri Più Liberi, presto i dettagli dell’incontro!

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