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I desaparecidos argentini e le verità nascoste

11 dicembre 2017

Santiago è l’ultimo desaparecido argentino, un giovane tatuatore di 28 anni, stabilitosi in Patagonia per difendere le terre dei nativi.

Per parlare della vicenda e discutere sul tema dei diritti umani, Sergio Maldonado Taty Almeida, una delle fondatrici delle Madres de Plaza de Mayo, sono intervenuti a #piulibri17 domenica 10 dicembre.

Il caso: La protesta dei mapuche contro Benetton 

Nel 1991 Benetton aveva acquistato alcuni ettari di terreno nella provincia del Chubut. Una parte del territorio, però, è sempre stata rivendicata dalla comunità indigena dei mapuche (da mapu, “terra”, e che, “popolo”) che, per protesta, dal 2015 ha iniziato a occupare alcuni terreni. La famiglia della famosa ditta di abbigliamento aveva dapprima cercato una mediazione con gli autoctoni per poi rivolgersi al governo chiedendo protezione. Nel frattempo, però, il caso si è diffuso in tutta l’Argentina e molte Ong si sono mobilitate in difesa delle popolazioni native.

Il 1 agosto scorso, Santiago ha partecipato nel villaggio di Cushamen a una manifestazione della comunità Mapuche. Il governo di Mauricio Macrì, presidente dal dicembre 2015, non è stato a guardare e ha inviato le forze dell’ordine a sedare la rivolta.

La polizia, armata di manganelli e proiettili di gomma, ha provato a disperdere i manifestanti, costretti alla fuga verso il Rio Chubut ed è proprio su quelle sponde che è stato visto l’ultima volta il giovane Maldonado.

La scomparsa di Santiago ha creato sconcerto nell’opinione pubblica argentina. Le organizzazioni per i diritti umani e l’Onu hanno chiesto alle autorità argentine di impegnarsi nelle ricerche del giovane. A sostegno della famiglia Maldonado è intervenuta anche l’associazione delle madri dei desaparecidos (Madres de Plaza de Mayo) che da tempo protesta contro Macrì, accusato di voler sminuire i crimini commessi dalla dittatura di Videla fra il 1976 e il 1981.

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