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Rendere visibile ciò che è invisibile ai più. I primi 25 anni di Terre di mezzo

22 ottobre 2019

«Siamo nati 25 anni fa con l’obiettivo di fare informazione sulle città nascoste, quelle della marginalità sociale ma anche quelle della cultura» «Siamo nati 25 anni fa con l’obiettivo di fare informazione sulle città nascoste, quelle della marginalità sociale ma anche quelle della cultura» racconta Miriam Giovanzana, direttrice editoriale di Terre di mezzo. «Mi ricordo che in quegli anni una delle domande che ci guidavano era: Chi rischia il Nobel a Milano? Pensavamo alle cittadelle universitarie, ai campus scientifici – spazi enormi in qualche misura separati e invisibili al resto della città – e di lì a qualche anno, nel 1997, il Nobel in effetti arrivò davvero, ma fu il Nobel per la letteratura a Dario Fo».

Uno street magazine con un peculiare modello distributivo, il passaggio ai libri, l’approdo all’editoria per l’infanzia, un laboratorio, una fiera. C’è molto nei primi 25 anni di storia di Terre di mezzo, uno sguardo che ha saputo posarsi su tanti ambiti senza perdere la sua angolazione, la sua interezza. Il primo quarto di secolo lo si festeggerà sabato (il 26 ottobre) con una «festa-foresta» piena di colore: una mostra di illustrazioni a sostegno della costruzione di una scuola materna a Tivaouane, in Senegal; letture e laboratori creativi per bambini; cibo, brindisi, incontri e tanta musica. Dalle 14.30 alle 22, nello spazio laboratori di Terre di mezzo e nel grande giardino dell’IBVA, che ospita anche la sede della casa editrice, in via Santa Croce 15 a Milano. Nell’attesa, con Miriam Giovanzana abbiamo provato a ripercorrere i passi che hanno portato fino a questo compleanno. E a immaginare quelli futuri.

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Partendo dal principio, dal giornale, quel è il percorso che, nei primi venticinque anni di storia di Terre di mezzo, collega tutte tappe?

Il mensile Terre di mezzo, venduto sulle strade, arrivò a toccare le 29 mila copie di diffusione, fu anche il segno di un’attenzione verso un’editoria di qualità che sperimentava canali alternativi. Per noi significò coltivare una squadra di giovani professionisti attenti alla realtà e alle sue trasformazioni. Abbiamo affinato così la nostra visione: oggi diciamo che Cart’armata edizioni – questo il nome della casa editrice – «è un’azienda che narra la realtà rendendo visibile ciò che è invisibile ai più, e i semi di futuro, cioè quello che non c’è ancora ma potrebbe esistere presto, e così aiutiamo il futuro a nascere».

Come si è evoluta la vostra proposta editoriale negli anni? Come si struttura oggi? In quali collane? Seguendo quali linee d’interesse e di approfondimento?

Abbiamo pubblicato il primo libro nel 1997: si intitolava Vacanze contromano ed era una «guida alle vacanze attente agli altri e all’ambiente», uno strumento per orientarsi tra campi di lavoro, campi di solidarietà e di tutela dell’ecosistema. Da quel momento non ci siamo più fermati e, anno dopo anno, abbiamo strutturato la nostra produzione editoriale. Oggi siamo distribuiti in tutta Italia da Messaggerie Libri e promossi da Emme Promozione, pubblichiamo 60 novità l’anno e le nostre collane principali sono tre: L’Acchiappastorie, albi illustrati per bambini (ma non solo!) e narrativa per ragazzi tra i 6 e i 13 anni (i nostri best seller sono l’albo La grande fabbrica delle parole e la serie per primi lettori Dory Fantasmagorica ); i Percorsi, che propone guide per camminatori con un’attenzione particolare al territorio e alle comunità locali (i titoli principali sono la Guida al Cammino di Santiago de Compostela , ormai alla dodicesima edizione, La via Francigena e Italia coast to coast ); le Ecofficine, manuali pratici per chi ama l’autoproduzione e la sostenibilità (con titoli come Facciamo i colori!, Il primo sapone non si scorda mai e Crea il tuo cartone animato).

collane

Rivolgersi ai lettori più piccoli è una scelta e un impegno che immagino prendiate molto seriamente, considerato il vostro portato valoriale. Chi sono i vostri lettori e i decisori d’acquisto dei vostri libri? Cosa cercano nella vostra proposta?

I più piccoli sono i lettori e i cittadini del futuro, quindi per noi è fondamentale coinvolgerli con titoli che non siano fini a se stessi, ma che raccontino un mondo in continua trasformazione e diventino strumenti di crescita e consapevolezza (senza tralasciare il divertimento!). Difficile delineare un identikit dei nostri lettori e acquirenti. Di sicuro amano le storie originali, che fanno pensare senza voler per forza insegnare qualcosa, e le illustrazioni mai banali che colpiscono dritto al cuore. E siamo convinti (ma è proprio la risposta positiva dei lettori a confermarcelo) di essere sulla strada giusta.

I libri sono punti d’approdo ma anche punti di partenza. E non di rado attorno ai vostri, a partire da loro, si sviluppano progetti, spin off, idee. Penso, ad esempio, a La grande fabbrica delle parole…

È un’iniziativa nata da Terre di mezzo a cui siamo particolarmente affezionati: il laboratorio di scrittura che porta il nome di uno dei nostri successiLa grande fabbrica delle parole di Agnès de Lestrade, per l’appunto – e che è ispirato a 826 Valencia, inaugurato a San Francisco nel 2002 su iniziativa di Dave Eggers. Tre gli elementi del laboratorio: la scrittura creativa, i bambini e i ragazzi in età scolare, i tutor volontari. Il progetto è nato nel 2009 in un quartiere simbolo del cambiamento multiculturale di Milano, la zona di via Padova, e si è sviluppato fino a coinvolgere gran parte della città e non solo: dalla Grande fabbrica delle parole sono già passati 9 mila bambini delle scuole primarie e secondarie di primo grado. Questa capacità di restituire ai bambini e a tutti il protagonismo della parola scritta è uno dei temi che ci affascinano: ha a che fare con la libertà e con i diritti, e quindi con una società che sa pensarsi insieme.

Critical fashion.

… ma anche a Fa’ la cosa giusta! Come si colloca la fiera nel palinsesto delle vostre attività e nel vostro progetto sociale e culturale?

Prima di essere una fiera da 70 mila presenze Fa’ la cosa giusta! è stato il titolo di un libro, anzi di una serie di guide su base regionale: era la mappatura delle aziende che vent’anni fa incominciavano a produrre con un’attenzione all’ambiente e alla sostenibilità sociale. Aziende che facevano scelte non solo di business, ma dove la responsabilità era un elemento di innovazione e creatività. La prima edizione della fiera, che aveva come sottotitolo «mostra mercato del consumo critico e degli stili di vita sostenibili», ha aperto a Milano nel 2004. Da allora ogni anno si è aggiunto un settore: l’ultimo nato è «Sfide. La scuola di tutti», dedicato appunto alla scuola, intesa non come un problema per addetti ai lavori (professori, dirigenti, studenti, famiglie), ma come realtà che appartiene a tutti e che può dispiegare le sue potenzialità solo se vive di questo respiro ampio. Editoria scolastica, innovazioni tecnologiche, didattica «rovesciata»: nel 2019 ci sono stati oltre 4 mila iscritti tra docenti e dirigenti scolastici che hanno preso parte a più di 110 appuntamenti. La prossima edizione è dal 6 al 10 marzo 2020 sempre a Fieramilanocity.

Come v’immaginate i prossimi 25 anni di Terre di mezzo?

C’è una nuova generazione che è cresciuta in casa editrice e il desiderio è che possa coniugare la visione originaria dei fondatori con le proprie intuizioni, i nuovi desideri, la propria visione. Siamo cresciuti grazie alle persone che abbiamo incontrato e che hanno lavorato con noi. Cerchiamo talenti capaci di abitare i confini, vivere la creatività come un dono di tutti, pensarsi insieme: il resto verrà!

 

di Alessandra Rotondo


Questo è un articolo del Giornale della libreria

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