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Perché partecipare a Più libri? Risponde Besa, editore “ai margini”

11 novembre 2016

«Agli inizi del marzo 1991 pubblicavamo il nostro primo libro, un’antologia dei più importanti autori albanesi contemporanei, con il titolo Dal paese delle aquile. E proprio da quel Paese, pochi giorni dopo, partì uno dei più grandi esodi degli ultimi trent’anni». Nasce così Besa, casa editrice pugliese che Matteo Sabato, responsabile dell’ufficio stampa, oggi ci racconta. «Avevamo una passione smisurata per la letteratura balcanica – aggiunge Matteo –, il nostro editore Livio Muci, in particolare, ama da sempre la letteratura albanese e ha voluto fortemente che venisse scoperta dal pubblico italiano. Il nostro intento è quello di “traghettare” tutta quella letteratura che resta spesso ai margini dei grandi circuiti editoriali».

Un intento che immagino perseguiate soprattutto attraverso il vostro catalogo.

Nel nostro catalogo hanno trovato e continuano a trovare posto innanzitutto i rappresentanti più famosi e autorevoli della cosiddetta letteratura migrante, e poi ancora le più belle e interessanti espressioni letterarie del bacino del Mediterraneo, ma anche del colorato e transnazionale mondo ispanico, senza dimenticare le originali esperienze letterarie dell’Asia centrale. Nel rispetto degli autori provenienti da queste zone del mondo, traduciamo i libri direttamente dall’originale senza mediazioni linguistiche che potrebbero alterarne la natura e l’intenzionalità.

È proprio questa grande attenzione alle esperienze più coraggiose e significative del panorama letterario contemporaneo e non che ci porta a ricercare anche quelle voci, spesso emergenti, della narrativa italiana fuori dagli schemi e lontane dai canoni delle logiche prettamente commerciali. Abbiamo un catalogo nutrito, con più di 1.000 titoli in libreria, che contiene delle vere e proprie chicche, come la collana dedicata alle fiabe della tradizione dei diversi paesi del mondo, i reportage da ogni angolo della terra e la saggistica di carattere storico, sociologico, linguistico e politico.

E il vostro rapporto con Più libri? Come nasce, come si sviluppa?

Non è la prima volta che partecipiamo alla fiera: siamo presenti a Roma fin dalla prima edizione, sia con il collettivo dell’Associazione pugliese degli editori sia con un nostro stand. Siamo particolarmente legati a questa manifestazione che dà a editori medio-piccoli come noi l’opportunità di confrontarsi alla pari con altre esperienze editoriali e presentare i propri prodotti al pubblico, in una dimensione familiare e sotto l’egida di un’organizzazione attenta all’innovazione, alla ricerca e alla qualità. Del resto, nel corso degli anni, PLPL ha rappresentato anche l’occasione per ritagliarci sempre più la nostra fetta di pubblico affezionato, che torna ogni edizione a trovarci e a scoprire le novità.
Non nascondiamo di partecipare a quest’iniziativa anche perché ci aspettiamo che ci favorisca in termine di crescita del fatturato ma questo, come si sa, è soprattutto legato alle fluttuazioni di un mercato che non gode di ottima salute. Ci auguriamo che l’edizione 2016 possa contribuire a un’inversione di tendenza di questo aspetto; del resto siamo abbastanza fiduciosi perché abbiamo in programma delle novità editoriali che presenteremo proprio in fiera e che riteniamo capaci di generare un sano dibattito. In linea con la nostra politica editoriale sempre aperta.

Ci anticipate qualcosa sulle novità editoriali e sulle attività che proporrete in fiera?

Proprio nei giorni della fiera arriverà nelle librerie italiane il nuovo libro di Iddo Netanyahu, fratello del Primo ministro israeliano che finora non era stato tradotto in Italia a causa della scomoda presenza familiare. In realtà noi abbiamo invece letto e apprezzato il libro proprio per via di quell’ironia che lo caratterizza e per la denuncia che l’autore stesso fa di un mondo culturale, come quello israeliano, spesso contraddittorio. Non ci ha frenato il fatto che a scriverlo fosse il fratello di un leader nazionale contestato da più parti, perché abbiamo colto l’intelligenza con la quale l’autore si è posto nei confronti della realtà del suo paese, benché consapevoli che tale operazione gli sia stata possibile solo per via di una posizione personale «affine» con quella dominante. Ma ci saranno altre presentazioni, una delle quali dedicata ai più piccoli, con una lettura ad alta voce delle fiabe più belle del mondo. Speriamo, insomma, che i nomi che porteremo a Roma riusciranno da soli a richiamare il pubblico.

Il panorama degli eventi culturali va man mano modificandosi, affiancando ai tradizionali momenti fieristici anche festival e manifestazioni alternative, eventi diffusi o molto legati al territorio. Quale pensate sia il format più adatto per una casa editrice come la vostra, capace di valorizzare al meglio la vostra offerta editoriale?

Non esistono soluzioni che vadano bene una volta per tutte e forse la crescita di queste iniziative è anche il segno di un percorso di ricerca perennemente in atto. Del resto, soprattutto per un piccolo editore , iniziative come i festival e le fiere hanno senso se offrono a questi soggetti la possibilità di raccontarsi, di raccontare le scelte anche difficili che si compiono nelle redazioni, di presentare quello che il catalogo ha da offrire senza spettacolarizzare, ma tornando davvero a una valorizzazione dei testi e della scrittura. Le proposte fortemente integrate con il mondo della scuola e dei circoli di lettura sparsi su tutto il territorio hanno grande importanza per noi, perché è lì che il libro diventa un oggetto familiare, è lì che le storie circolano e vanno incontro ai lettori, a quelli «forti» e a quelli che forti potrebbero diventarlo.

Perché Più libri più liberi?

Da fruitore, perché è il luogo in cui si può «scavare», andare a fondo, mettersi alla ricerca degli autori, delle storie e degli stili più originali. In fiera i lettori vanno a incontrare quei piccoli e medi editori che scommettono sugli scrittori e sulle novità, a costo di perderci, ma nel tentativo di garantirsi un rapporto fiduciario con chi i libri li compra. Un rapporto che parte dalla valorizzazione della qualità letteraria e dalla ricerca di temi, percorsi e voci innovative.

Da editore, lo si è già detto prima, per via di quella dimensione familiare e quell’attenzione all’innovazione che da sempre caratterizza la manifestazione. Da visitatore professionale, perché a Roma si discute ancora di editoria e di libri e ci si confronta seriamente sugli sviluppi e sulle prospettive del nostro mondo: sempre in bilico ma ricco di sorprese. Ecco perché la nostra casa editrice e chi ci lavora tornano tutti gli anni: come editori, come visitatori professionali e come accaniti lettori.

Alessandra Rotondo


Questo è un articolo della newsletter di Più libri più liberi a cura del Giornale della Libreria, per consultarla clicca qui.

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