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Le professioni attorno alla fiera. Carmen Novella racconta la sua Più libri

13 ottobre 2016

«Ho cominciato a occuparmi di Più libri più liberi nella seconda edizione, quella del 2003, e per due anni ho seguito la fiera non solo per quanto riguarda la comunicazione, ma anche collaborando all’organizzazione e al coordinamento del programma culturale». A parlare è Carmen Novella, fondatrice nel 1998 di Ex Libris, l’agenzia di ideazione, organizzazione e comunicazione di progetti culturali che, in collaborazione con l’ufficio stampa Aie, gestisce la comunicazione di Più libri più liberi, la fiera della piccola e media editoria di Roma che quest’anno animerà gli spazi del Palazzo dei Congressi (Eur) dal 7 all’11 dicembre. E di cui quest’intervista vuole raccontare, come altre che la seguiranno, le professioni e le professionalità che attorno alla manifestazione hanno lavorato e sono sbocciate.
«La fiera era per certi versi diversa da ora – aggiunge Carmen – vivendo quasi esclusivamente delle proposte e dell’iniziativa degli editori e configurandosi come una finestra di visibilità per le loro storie e i loro cataloghi. Elemento che è ben presente anche nelle edizioni più recenti e che nel frattempo si è arricchito della componente della tematicità che, anno dopo anno, scandisce e caratterizza le diverse edizioni».

Dopo quell’inizio com’è cambiato il suo rapporto professionale con Più libri?

Sono tornata a occuparmi della fiera a partire dal 2011, esclusivamente per la parte che riguarda l’ufficio stampa degli eventi culturali, e da quel momento non l’ho più abbandonata. Quest’interruzione di qualche anno mi è stata particolarmente utile perché mi ha consentito di assumere la giusta prospettiva per mettere a fuoco il cambiamento. L’ho trovata cresciuta, forte di un rapporto di solida affezione strutturato sia rispetto gli editori-espositori, che ai lettori, che al pubblico professionale e agli addetti ai lavori. Da quell’esperimento lodevole – ma territorialmente circoscritto – che era, è diventata punto di riferimento nazionale per la piccola e media editoria.

Immagino, quindi, che anche il suo lavoro sia dovuto cambiare. Adeguandosi a una dimensione maggiore e a tempi diversi…

Un bel salto nel posizionamento del quale tener conto, certo. Io sono tornata con grandissimo piacere, perché mi hanno sempre entusiasmato la vivacità, la libertà e la capacità di sperimentazione che hanno i piccoli e medi editori. Tutte caratteristiche che la fiera incuba, coltiva e potenzia. Il mio lavoro può ora fare affidamento su una fortissima sinergia tra soggetti: Aie, Ex Libris, Zampediverse che si occupa della parte social, e naturalmente il filo diretto che ho instaurato con gli uffici stampa delle case editrici, per poter valorizzare tutti insieme la fiera e la molteplicità di anime che accoglie, i suoi contenuti e i suoi libri.

Per quanto riguarda i tempi, poi, si sono sicuramente contratti: io mi occupo essenzialmente di contenuti di tipo culturale e l’appuntamento clou dell’attività di comunicazione della fiera per me è rappresentato dalla conferenza stampa di presentazione che si tiene di solito la terza settimana di novembre. A partire prima, però, è la fase di contatto con le testate periodiche: mentre in passato lavoravamo con un anticipo di due mesi, rivolgendoci molto ai mensili, negli ultimi anni – accanto alla collaborazione con i settimanali che permane, ma ha tempistiche più brevi – abbiamo dovuto adeguare il nostro lavoro ai ritmi serrati di altri ecosistemi informativi. Che si sono affiancati (quando non sostituiti) a quelli della carta stampata. Naturalmente, parte del nostro lavoro è poi selezionare il contenuto più adatto a ciascun media, creando una relazione bilaterale che accresca il valore.
Dalla conferenza stampa in avanti è un susseguirsi di contatti con le redazioni per presentare e sviluppare il programma, per scambiare proposte, per lavorare a piccoli casi editoriali: per esempio, da qualche anno a questa parte la fiera punta molto su autori stranieri – proposti già in Italia da editori espositori – che magari non si sono ancora affermati da noi ma che hanno avuto buoni riscontri nei paesi d’origine. E quest’attività ha senza dubbio contribuito alla nascita di tendenze editoriali di successo che si sono riverberate in buone performance di vendita.

Parla di social. Si tratta di un aspetto che ha avuto un impatto significativo sulle logiche comunicative di Più libri più liberi, no?

È l’elemento che ha agito in maniera più consistente, negli ultimi anni, sull’evoluzione della comunicazione della fiera. A partire dall’esigenza inevitabile di garantirle una presenza online attraverso canali costruiti e curati ad hoc sui social media. Di questo, come anticipavo, si occupa un’altra agenzia, con la quale noi collaboriamo molto, soprattutto nell’ottica di intessere una rete di rapporti tra i canali della fiera e quelli degli editori, in modo da amplificare il più possibile l’efficacia della comunicazione rendendo contestualmente conto della molteplicità di soggetti che compongono e sostanziano Più libri più liberi.

Volendo tracciare un quadro conclusivo, Più libri più liberi si è evoluta seguendo le linee di tendenza di social media e nuove velocità della comunicazione, apertura all’autorialità straniera e assetto tematico che valorizza e coordina l’iniziativa di piccoli e medi editori…

Sì, sicuramente. Aggiungerei però anche l’apertura a forme più varie di narrazione e di linguaggi, diverse da quelle della narrativa e della saggistica: penso per esempio al peso che il graphic novel ha assunto negli ultimi anni in fiera, soprattutto attraverso personaggi che a Più libri sono cresciuti stabilendo un rapporto fitto ed emozionale con il pubblico.

Qual è l’esperienza più forte che questi anni di lavoro a Più libri le hanno lasciato?

L’affezione che ha per la fiera Andrea Camilleri e quella, ugualmente intensa, che il pubblico della fiera ha per lui, aspettandolo ogni anno in chiusura alla manifestazione; ma anche la coda che si forma allo stand dove Zerocalcare dispensa autografi e armadilli. Mi piace, insomma, vedere come la piccola e media editoria abbia saputo dar voce a personaggi con un seguito fortissimo e altamente emozionale. E mi piace che Più libri più liberi sia il posto in cui questa relazione tra pubblico e scrittore di anno in anno si rinnova, si accresce e si custodisce.


Questo è un articolo della newsletter di Più libri più liberi a cura del Giornale della Libreria, per consultarla clicca qui.

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