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La piccola e media editoria nel mondo. Granta e Portobello Books, Uk

20 luglio 2018

Eccoci al  terzo appuntamento del nostro viaggio alla scoperta delle piccole e medie realtà editoriali straniere. Restiamo nel Regno Unito, ma dalle campagne del Cambridgeshire – sede di Dedalus Books, protagonista dell’intervista di qualche settimana fa – ci trasferiamo a Londra. È proprio nella capitale infatti che troviamo Granta e Portobello Books, due realtà editoriali oggi «imparentate» ma con un’origine e una storia nettamente diverse.

Granta è nata nel 1889 come rivista letteraria studentesca dell’Università di Cambridge e nel 1979 ha iniziato un nuovo percorso grazie allo scrittore e giornalista Bill Buford che l’ha trasformata nella rivista trimestrale conosciuta ancora oggi in tutto il mondo. Dieci anni dopo Buford ha lanciato la casa editrice Granta Books, specializzata nella pubblicazione di titoli di narrativa e saggistica «di alto livello».

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Dall’altro lato, Portobello Books: fondata nel 2005 da Sigrid Rausing (nipote di Ruben Rausing, fondatore della multinazionale Tetra Pak), insieme al produttore teatrale Eric Abraham e all’editore Philip Gwyn Jones, è attiva soprattutto nella saggistica, con un focus particolare su politica, storia, libri di viaggio, reportage e memoir.

Nel 2006 Sigrid Rausing acquista sia la rivista Granta che Granta Books portando le due realtà a condividere con Portobello un percorso di scambio e collaborazione, pur mantenendo ciascuna la propria identità.

«Complessivamente – afferma Anne Meadows, commissioning editor di entrambe le case editrici – Granta e Portobello pubblicano circa 35 nuovi libri all’anno. Un numero che comprende sia i titoli scritti originariamente in lingua inglese che quelli in traduzione. Consideriamo la ricerca di opere da tradurre in inglese una parte fondamentale dell’attività delle case editrici, anche per il ritorno economico che ne deriva: sono state ben 150 mila, per esempio, le copie vendute di The Vegetarian, il romanzo di Han Kang che abbiamo pubblicato nel 2015 e con cui l’autrice sudcoreana ha vinto il Man Booker International Price nel 2016».

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Le piccole e medie case editrici inglesi trovano nelle librerie fisiche e negli store online i principali canali di vendita dei propri titoli e sono pochi gli eventi a loro espressamente dedicati. «Purtroppo non possiamo contare su una manifestazione come Più libri più liberi qui nel Regno Unito – continua Anne Meadows –. Esiste però un premio dedicato ai titoli delle case editrici più piccole, chiamato The Republic of Consciousness Prize. Il premio vuole dare una adeguata visibilità alle opere di narrativa pubblicate nel Regno Unito e in Irlanda da realtà editoriali con meno di cinque dipendenti. Come avviene in tutti i Paesi, grandi gruppi editoriali hanno una disponibilità economica da utilizzare per la promozione della propria produzione che non è di certo confrontabile con quelle delle altre realtà. Per fortuna lo spazio e le attenzioni che le librerie inglesi riservano ai titoli delle piccole e medie case editrici sono in generale ancora adeguati».

Granta e Portobello pubblicano opere scritte da autori di tutti i continenti e l’interesse per la produzione internazionale e per lo scambio con le case editrici estere le ha portate a essere anche tra i protagonisti del Frankfurt-Milan Fellowship, organizzato in concomitanza dell’edizione di quest’anno di Tempo di libri. Un’esperienza che ha consentito di avere uno sguardo più completo sull’editoria italiana e straniera.

«La produzione letteraria italiana gode di un grande prestigio nel Regno Unito – conclude Anne Meadows – e autori come Italo Calvino e Primo Levi sono molto apprezzati dai lettori inglesi. Le opere italiane più contemporanee però sono meno conosciute rispetto ai “classici” e solo pochi autori sono riusciti a raggiungere un buon livello di notorietà in questi anni. Penso per esempio a Elena FerranteCarlo Rovelli e Alessandro Baricco, per fare alcuni nomi. Gli editori inglesi inoltre conoscono soprattutto l’attività delle grandi realtà italiane, come Einaudi, Mondadori o Feltrinelli, e purtroppo sono spesso all’oscuro della produzione e dei progetti sviluppati dalle piccole case editrici. Spero che questa differenza possa essere superata nei prossimi anni e che si possa instaurare un processo di conoscenza reciproca a tutti i livelli tra gli attori del settore editoriale dei due Paesi».


Questo è un articolo della newsletter di Più libri più liberi a cura del Giornale della Libreria, per consultarla clicca qui.

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